uno spettacolo filmico sull’eredità immateriale
Un giorno un importante drammaturgo mi disse che ho un immaginario di origine contadina. Mio padre una volta mi ha detto che non ho ancora trovato marito perché non ho uno stipendio. Forse ha ragione sia il drammaturgo che mio padre.
Un’indagine familiare e poetica su accadimenti di un altro secolo, una ricerca di tracce immateriali e materiali all’interno di un’epopea di viaggi oceanici, prigioni, analfabetismo, terra e lingua madre. Una riflessione performativa e visuale sulle condizioni sociali di secoli diversi, sull’ereditarietà, sul migrare per breve o poco tempo. Un ibrido di teatro documentario e lecture performance che percorre rotte immaginarie tra Uruguay, Marsiglia, miniere algerine e paesi della Sardegna, alla ricerca di genealogie, e riflessioni politiche e poetiche su sottoproletariato, famiglia, classe e il mito del progresso. Tra i margini della storia, nelle parole dettate a voce, in ricordi e foto sbiadite è forse possibile trovare nuove e vecchie identità.
Dalle ricerche personali sull’esistenza di un nonno, mai conosciuto, nasce una performance che usa narrazione, video e farina 00 per raccontare il tempo del presente. Pietro Maria Soddu è il nome di mio nonno, nato nel 1889 a Benettutti, un piccolo paese nell’interno della Sardegna. È morto nel 1968. Forse è stato allora che il mondo è cambiato, proprio quando lui stava per morire.
Ho una sola sua foto. Poche informazioni. So che è stato analfabeta fino all'età di 22 anni. Ho scoperto che è stato in prigione, e che proprio in cella ha dettato una poema in rima, di 107 ottave, in lingua sarda, per spiegare le ragioni della propria innocenza e di altri 60 giovani finiti ingiustamente in carcere. Pietro Maria Soddu dopo il carcere ha vissuto per circa 8 anni in Uruguay, per poi tornare in Sardegna. Alcuni dei suoi fratelli sono emigrati in Algeria come minatori, e poi si sono trasferiti in Francia.
Nel giugno 2023, sono andata a Marsiglia per cercare dei discendenti dei “Soddu”, negli stessi giorni la città era in fiamme per delle rivolte scatenate dall’uccisione di Nahel, un ragazzo di origine algerina. Ho incontrato una città in rivolta per l’ennesima ingiustizia verso i giovani di seconda generazione. Ho incontrato una signora settantenne, mia presunta parente.
Una performance che è un documentario dal vivo, in tempo reale, che mette in scena una “ricerca”, impossibile e improbabile, che parla di un tale Pietro Maria Soddu, che parla di una certa me, che racconta di ghetti nelle periferie francesi, che narra di altri/e che almeno una volta nella vita si sono sentiti/e “con dignità” dei campesinos (contadini).
di e con Maria Luisa Usai
Produzione e distribuzione 369gradi
Con il sostegno delle residenze Island Connect (Creative Europe) e Sardegna Teatro
Residenza Istituto Italiano di cultura di Parigi