Amleto si trova in una stanza e vive in completa solitudine la sua storia. I fatti, i personaggi, sono caduti davanti ai propri occhi e malgrado il suo volere e i suoi desideri deve confrontarsi con questi e prendere delle decisioni. La tragedia sta nel fatto che deve comunque risolvere la sua storia da solo, deve stare lì a parlare con personaggi assenti. Polonio, Re Claudio, Ofelia, Laerte, la madre Gertrude, l’attore della compagnia girovaga, non ci sono o forse non sono arrivati. Solo le sedie gli fanno compagnia. L’unica presenza reale è il fantasma del padre che in quanto tale lo metterà al corrente di ciò che veramente è successo. La storia è quella che tutti noi conosciamo e il testo scespiriano è smontato e reintrodotto sulla scena attraverso un soliloquio che vuole rendere in modo chiaro lo svolgersi della storia sino alla morte.
Le sedie vuote saranno le uniche testimoni della sua esperienza.
È possibile aggiungere ancora qualcosa ad un opera che è mito-teatrale? Ho cercato di avvicinarmi a più riprese al suo nucleo drammatico attraverso vari laboratori ma puntualmente mi confrontavo con
l’ossessiva e malinconica qualità della lingua scespiriana. Scoprivo di essermi avvicinato ad un mistero senza riuscire a svelarlo del tutto.
Una tragedia che sfugge all’analisi o che accetta tutte le analisi mentre racconta di un uomo che non accetta nulla. Rimane il mistero di un essere umano chiuso nella stanza dei ricordi e delle immagini che più l’assillano e da cui non vede l’ora di liberarsi.
L’intensità favolosa delle sue utopie che non riesce a sostenere.
L’emozionante e folle enigma di Amleto
“… più che un monologo, un soliloquio che dà conto del vagabondare inquieto di un’anima destinata a non trovare pace dentro il labirinto di una storia aperta che provoca un’ermeneutica teatrale infinita. In lui rivive tutta la tragedia shakespeariana, smontata e rimontata in una drammaturgia di rigorosa compattezza. Perché Sinisi ha ben capito che Amleto è molto più di un semplice ruolo: è un universo che non si esaurisce. Una prova d’attore davvero emozionante, la sua. Con stralunata grazia da folle, entra nell’enigma di Amleto, che è poi l’enigma di Shakespeare, restituendolo in un sottile gioco teatrale di equilibri volutamente instabili. “
Sara Chiappori - La Repubblica - Milano 5 aprile 2007
L’Amleto minimo di Michele Sinisi
“…Destrutturando il testo scespiriano, riducendolo a lucido delirio senza perderne però la rovente qualità linguistica, che ne viene a tratti addirittura valorizzata, Sinisi sembra insomma liberarsi da una serie di lacci formali, legati alla sfera della rappresentazione, per trovare una più urgente forza comunicativa, che attiene direttamente alla sfera del dolore umano …Poi c’è l’efficacia di un linguaggio scenico fatto davvero di nulla, delle sedie di legno pieghevoli con scritti i nomi dei personaggi, una bottiglia con dentro dei fiori che evoca lo spettro del padre. Sinisi è bravissimo a sdoppiarsi nei suoi invisibili interlocutori, in un cortocircuito vagamente maniacale …Ma il meglio è in alcuni piccoli gesti all’apparenza insignificanti, vuotare la bottiglia, disporre accuratamente i fiori sulle sedie trasformate in tombe.”
Renato Palazzi - DelTeatro.it - 3 aprile 2007
Con Sinisi, Amleto diventa un clown metafisico
“… Con pochi gesti, con toni spesso sussurrati, rotti qua e la da ordini urlati Michele Sinisi è bravo nel far vivere questo suo personaggio sprofondato nella solitudine, intento a comporre il mosaico della storia di
Amleto : “Una furtiva lacrima» dall’ Elisir d'amore di Gaetano Donizetti accompagna Ofelia e il suo «morire d'amore», una bottiglia mezza vuota per far rivivere lo spirito del padre, dei fiorellini di plastica e le sedie pieghevoli che si richiudono a segnare, una per una, le molte morti ili questa tragedia, un movimento della mano per sottolineare la fatica del ricordo reiterato nell'ossessività della follia…”
Magda Poli - Corriere della Sera - Milano 4 aprile 2007
Michele Sinisi è una delle figure più originali e prolifiche del teatro italiano contemporaneo, con una carriera che unisce interpretazione, regia, drammaturgia e cinema in un percorso artistico coerente e ricco di riconoscimenti. Laureato in lettere moderne con una tesi in Storia del teatro e dello spettacolo, Sinisi ha sviluppato fin dagli esordi una profonda comprensione della scena, della parola e della drammaturgia. Sinisi si muove con naturalezza tra testi classici e contemporanei, portando in scena opere che spaziano da Shakespeare a Pirandello, da Molière a Pinter, con rielaborazioni personali che ne rivelano la cifra stilistica, intensa e quasi fisica. Nel corso degli anni ha interpretato e diretto spettacoli come “Riccardo III”, “Amleto”, “Edipo”, “Caligola”, “I Masnadieri” e “Sei personaggi in cerca d’autore”, segnando la scena italiana con letture audaci e performative dei grandi classici. Ha inoltre realizzato allestimenti originali e testi propri come “Murgia (Cartolina di un paesaggio lungo un quarto)”, “Li mari Cunti”, “Otello (o La gelosia di Jago)” e “Il Grande Inquisitore”, dimostrando versatilità anche come autore. La sua regia è stata apprezzata in produzione come “Miseria & Nobiltà” — una rilettura contemporanea della classica commedia di Scarpetta — e negli ultimi anni con la sua personale riscrittura di “Tartufo” di Molière, presentata con successo in diverse stagioni teatrali, in cui il comico si trasforma in specchio della società contemporanea. Sinisi è noto per il suo approccio profondamente fisico e concettuale al teatro, capace di intrecciare la tradizione con un linguaggio performativo contemporaneo ed esplorativo. Le sue produzioni non si limitano alla pura narrazione, ma tendono a coinvolgere visceralmente il pubblico, invitandolo a riflettere su temi esistenziali, sociali e relazionali. Accanto alla sua intensa attività teatrale, Sinisi è presente anche nel cinema e in televisione. Ha recitato in film come Palazzina Laf di Riondino, Il grande male di Tani e Esterno Notte di Bellocchio, oltre a partecipazioni in fiction televisive come Squadra Antimafia 7, Imma Tataranni e Gli orologi del diavolo. La qualità e l’innovazione del suo lavoro sono state riconosciute da importanti premi e segnalazioni: è stato finalista ai Premi Ubu nel 2008 e nel 2014, oltre ad aver ricevuto il Premio della Critica ANCTI come regista nel 2016.