Che relazione c'è tra il tempo che stiamo attraversando e l'assenza di Grazia?

È questa la domanda da cui ho scelto di partire per immaginare la programmazione artistica di RebeccuArte 2026.

di Valeria Orani

Una domanda nata dall'osservazione del presente, dalla percezione di una progressiva perdita della capacità di riconoscere l'altro, di accogliere la complessità, di esercitare l'ascolto e la compassione. Viviamo un tempo attraversato da guerre, violenze, migrazioni forzate, disuguaglianze sempre più profonde. Un tempo in cui l'esposizione continua alla sofferenza sembra accompagnarsi, paradossalmente, a una crescente assuefazione. Le immagini si susseguono, le parole si consumano rapidamente e anche l'indignazione rischia di diventare effimera.

Ma questa domanda nasce anche da un altro paradosso, apparentemente lontanissimo: la quasi assenza di Grazia Deledda dai libri di storia della letteratura, la marginalità alla quale è stata progressivamente relegata una scrittrice che, esattamente cento anni fa, riceveva il Premio Nobel per la Letteratura, prima e ancora oggi unica donna italiana ad aver ottenuto questo riconoscimento.

Due questioni distanti, accomunate in principio soltanto da una parola, da un nome. Eppure, attraverso un percorso di associazioni, suggestioni e forse anche di azzardate iperboli mentali, ho cominciato a intravedere una possibile relazione. Da una parte l'assenza di Grazia come perdita di una dimensione umana ed etica; dall'altra l'assenza di Grazia Deledda da una memoria letteraria che continua a selezionare, escludere, stabilire gerarchie e determinare ciò che merita di essere tramandato.

Mi sono chiesta se queste due assenze, pur così diverse, non ci invitassero in fondo a interrogarci sulla stessa questione: che cosa scegliamo di vedere, che cosa smettiamo di riconoscere e che cosa, infine, lasciamo scomparire dalla nostra coscienza collettiva?

È da questa suggestione, forse da una coincidenza portata deliberatamente oltre il suo significato letterale, che ha cominciato a prendere forma la visione artistica di RebeccuArte 2026.

Una stagione culturale, molteplici sguardi

Da questa riflessione ha preso forma la stagione culturale di RebeccuArte 2026, un percorso articolato nei progetti che contribuiscono a costruire l'identità artistica di RebeccuArte e che, in questa edizione, si incontrano intorno a una domanda condivisa.

Ho scelto di mantenere la pluralità dei linguaggi, delle pratiche e delle prospettive che caratterizzano il nostro lavoro. Credo che la ricchezza di un progetto culturale risieda anche nella possibilità di accogliere sguardi differenti, talvolta divergenti, capaci di mettere in discussione le nostre stesse convinzioni.

La letteratura, il teatro, la musica, le arti visive, la ricerca sonora, le culture materiali e le pratiche comunitarie diventano strumenti attraverso i quali esplorare il rapporto tra presenza e assenza, memoria e oblio, appartenenza e alterità.

Ogni progetto affronta queste questioni da un punto di vista specifico, contribuendo a comporre una stagione che si sviluppa attraverso il dialogo tra ricerca artistica, territorio e dimensione internazionale.

  • Grazia Ritrovata. Un percorso di comunità globale

    La letteratura come spazio di interrogazione del presente

  • Ischeliu

  • La distanza, il ritorno, le appartenenze

  • MusaMadre

  • Riconoscere le genealogie, interrogare la memoria

  • Le Stagioni della Lettura

  • La parola, il pensiero critico, la responsabilità di comprendere