Workshop community dance Danzando con Grazia condotto da Francesca Schipani
LA COMMUNITY DANCE
La Community Dance è un linguaggio inclusivo che celebra la danza come diritto di tutti. Andando oltre i dictat della tecnica ed un approccio puramente terapeutico, mette al centro la libertà individuale nella ricerca della consapevolezza corporea e di tutte le sue possibilità espressive, attraverso la creatività. In uno spazio condiviso, il movimento diventa uno strumento per trovare una comunicazione alternativa alla parola, trasformando le peculiarità e le diversità di ciascuno in risorse collettive ed il piacere di danzare in un’esperienza di profonda democrazia e appartenenza sociale. Le associazioni PinDoc e Rosa Shocking attraverso l’esperienza, il lavoro e la grande sensibilità artistica di Theodor Rawyler e, dopo la sua scomparsa, dei suoi collaboratori, si sono adoperate da sempre nel sociale e sul territorio attraverso attività laboratoriali di Community Dance in diversi ambiti, promuovendo quella ricerca che sconfina dai canoni estetici e tecnici tradizionali, cercando una danza possibile per ogni contesto, dove il vissuto, il corpo e l’ascolto dei partecipanti diventano elementi imprescindibili per una danza condivisa e aperta allo sguardo partecipativo di un pubblico. Nella denominazione stessa, la community dance intende la danza come linguaggio espressivo fondamentale ai fini dell’inclusione, capace di coinvolgere tutte le persone che costituiscono una comunità o che ne condividono difficoltà e caratteristiche. Offrendo ampio spazio alla sfera personale, corporea e mentale, promuove la consapevolezza espressiva del movimento, la coordinazione e lo sviluppo della creatività, piuttosto che l’apprendimento di codici precostituiti, in una prospettiva metodologica che si pone in termini esperienziali e non tecnico-esecutivi della materia. La danza diventa, così, l’arte di usare e organizzare il proprio corpo e il proprio movimento per esprimersi, comunicare e inventare, sviluppando l’intuizione e l’immaginazione attraverso la ricerca di soluzioni creative. Se la corporeità è considerata l’origine di ogni nostra esperienza cognitiva, sensoriale ed emozionale, il corpo costituisce il dispositivo pedagogico in grado di aprire canali comunicativi differenti e la comunicazione potrebbe, in quest’ottica, non avere bisogno di parole perché ogni movimento, gesto o atto offre nuove possibilità del senso dell’esistenza: non si presta attenzione all’abilità performativa o muscolare, non all’età, all’agilità, alla forza o alla scioltezza, ma all’agire e all’interagire con gli altri.
IL LABORATORIO
Il laboratorio è rivolto a donne che abbiano il desiderio di sperimentare la potenza comunicativa del corpo in un’esperienza di incontro, confronto e conoscenza. Alle partecipanti saranno proposti degli esercizi propedeutici all’utilizzo del corpo come strumento comunicativo, svolti individualmente e collettivamente, che avranno come obbiettivo una maggiore presa di coscienza delle possibilità di movimento del corpo che si abita e della percezione dello spazio che si occupa all’interno di un luogo più ampio e condiviso. Partendo da una verbalizzazione del proprio portato esperienziale e dal conseguente trasferimento delle tracce dell’esperienza in movimento, si proverà, attraverso la condivisione, a cercare dei punti di contatto nei quali, anche storie all’apparenza diverse, possano ritrovarsi in un linguaggio corporeo comune, nonostante le differenti possibilità di ognuna. Si passerà poi all’analisi del concetto di pieno (spazio pieno di corpi, pieno di voci, pieno di suoni) per sperimentare una diaspora in cui la distanza, l’ascolto nel silenzio, potrà condurre all’ elaborare un nuovo linguaggio individuale, misurandosi e misurando il vuoto che separa. L’allontanamento muterà così in azione necessaria alla connessione. Grazie al vuoto si aprirà il campo visivo di ciascuna, lo spazio per osservare farà maturare la scelta di avvicinarsi, accettando la complementarità di vicinanza e distanza. Al distacco seguirà una prossimità scelta ed un lavoro di improvvisazione, grazie anche alle capacità acquisite, nel quale le partecipanti produrranno materiale coreografico, che verrà poi elaborato, fissato e costituirà il corpo della restituzione teatrale.
Francesca Schipani si forma presso l’Accademia Nazionale di danza conseguendone il diploma di ottavo corso. Lavora come danzatrice, in enti lirici e compagnie private, tra le quali Danza prospettiva diretta da Vittorio Biagi, Compagnia Excursus diretta da Ricky Bonavita, partecipando a tournée in Italia e all’estero. Nella Compagnia Excursus, prosegue attualmente la sua attività. Anche insegnante di danza, all’interno dell’associazione Pindoc si occupa di Community dance, seguendo attivamente progetti laboratoriali che esprimono le loro finalità in performances collettive, all’interno del Festival Tendance.